FAREWELL NIC...
(18 ottobre 1951 - 16 gennaio 2013)


I'm so sorry to have to announce that the great Nic Mozart passed away in hospital last night. Deeply, deeply missed.
(Peter Hammill - sofasound)

Il primo contatto musicale che ho avuto con Nic Potter avvenne più o meno alla metà degli anni 80, quando mio fratello mi fece trovare sotto l'albero di Natale una copia (in vinile, ovviamente, all'epoca ancora non esistevano i cd) di Vital. Lo ascoltai avidamente per settimane dopo averlo riversato in cassetta, prestando particolare attenzione a quella che in molti punti mi sembrava una chitarra elettrica distorta: avevo poco più di dieci anni e molta ingenuità, ma effettivamente il volume e il suono del basso di Nic, su quella registrazione, potevano portare a qualche fraintendimento. Quando era tornato nei Van der Graaf nel 1977, dopo aver scritto all'inizio del decennio pagine importanti della storia del gruppo (è suo il basso su brani storici come Darkness, Lost e Killer), Potter aveva avuto sulla musica della band inglese un impatto importante: il suo non fu decisamente un ritorno in punta di piedi, ma piuttosto un rientro da grande protagonista, tanto che se l'album The Quiet Zone / The Pleasure Dome, pur atipico nella discografia vandergraffiana, rappresenta ancora oggi un episodio di ottimo livello, molto è dovuto alla straordinaria pulsazione ritmica prodotta dalla coppia Potter / Evans. Una coppia destinata a ritrovarsi anche nel K Group di Peter Hammill tra il 1981 e il 1984, formazione impegnata a reinventare il Generatore in salsa rock, la cui maturazione giungerà fino alle sperimentazioni timbriche immortalate dallo splendido live The Margin.

Nic Potter però non è stato solo il bassista dei VDGG e del K Group. È stato anche un artista capace di produrre, pur diluiti nell’arco di una ventina d’anni, sei album solisti in studio e un album live, preceduti negli anni settanta da numerose collaborazioni con band e artisti importanti come Rare Bird, Chuck Berry, Magna Carta, Colin Scot. In più Nic è stato anche protagonista, nel 1973 e nel 1981, dei primi due capitoli della saga The Long Hello, quella dei “VDGG senza Hammill”, per il momento ferma alla quarta puntata. Negli album solisti di Potter la tensione e l’elettricità del Generatore si stemperano in una tavolozza sonora che assume quasi i connotati di un quadro naif. Eppure, fermo restando la semplicità dell’approccio di base, soprattutto nei primi album le tinte usate da Nic ricordano più i riflessi scintillanti di certa musica elettronica tedesca che le tonalità pastellate di molta musica ambient. Ciò dipende probabilmente da uno stile compositivo che privilegia l’uso di sequenze e successioni di note molto nette e definite, sulle cui ripetizioni va a inserirsi di volta in volta la melodia del brano.

È innegabile come il culmine di questo percorso musicale siano stati i 47 minuti di New Europe, secondo ciclopico brano dell'album New Europe/Rainbow Colours (1992), in cui le sequenze di cui parlavamo assumono connotati maggiormente orchestrali: una tendenza in parte già preannunciata due anni prima dall’ottimo The Blue Zone, dove le tre sezioni della title track andavano a formare una mini suite di circa venti minuti. Rispetto ai lavori precedenti, New Europe/Rainbow Colours vede arricchirsi anche il parco dei collaboratori: nei credits trovano infatti spazio sia Guy Evans che David Jackson, oltre a John Ellis, Duncan Browne, Molly Duncan e il celebre chitarrista Snowy White, amico di vecchia data di Potter. Ma è giusto ricordare in questa sede anche la partecipazione di Peter Hammill in The Blue Zone, anche se non nelle vesti di cantante ma di chitarrista.

Il mio personale rapporto con Nic è iniziato all'incirca nel 1990: i suoi album venivano recensiti dalla fanzine Pilgrims e gli ordini venivano gestiti direttamente da lui. Cominciammo a scriverci regolarmente, prima via lettera e poi via email, fino a quando, nel 2002, ci sentimmo telefonicamente per un'intervista poi pubblicata sulla rivista Wonderous Stories. Dal 1993 non aveva più collaborato con Hammill e mi confessò il suo profondo rammarico per non essere stato coinvolto nella realizzazione del cofanetto antologico dei Van der Graaf Generator The Box pubblicato poco tempo prima. L'umore di Nic peggiorò ulteriormente quando nel 2004 venne annunciata la reunion del gruppo, di cui lui non era però stato chiamato a fare parte. Ricordo ancora che la prima cosa che mi chiese quando passò a trovarmi a Roma nel gennaio del 2006 per mettere a punto i dettagli dei suoi imminenti concerti italiani organizzati dallo Study Group, fu cosa ne pensassi di Present e dei concerti dell'anno precedente. Effettivamente le due serate del Progfest di Verona e di Piazza Mazzini a Guastalla dell'estate del 2006, che videro Nic di nuovo protagonista sul palco, furono una specie di folgorazione per chi, come me, aveva potuto ascoltare il suo basso solo sui dischi. "Mozart" era un musicista dotato di un senso melodico fuori dal comune, a cui univa però la capacità ritmica di calarsi istintivamente nei pezzi che era chiamato a suonare, riempiendo ogni frequenza bassa disponibile.

Dopo gli eventi del 2006, di Nic si sono perse un po' le tracce, e purtroppo oggi capiamo il perché. Mi restano in mente i titoli dei due nuovi album a cui mi aveva detto che stava lavorando: uno, dal taglio più acustico, avrebbe dovuto chiamarsi "Into the secret garden". L'altro, decisamente più rock, si sarebbe invece dovuto intitolare "Fearless". E Nic quando saliva sul palco era esattamente così: deciso, forte, inarrestabile. Ogni nota che usciva dal suo basso aveva una suo peso specifico.

Paolo Carnelli




Nic a Piazza del Popolo durante la sua visita a Roma nel gennaio 2006





La conferenza stampa dopo il concerto di Nic Potter & Friends a Guastalla nel giugno del 2006
(da sin. Tony Pagliuca, Nic Potter, David Jackson, Marco Olivotto)