PETER HAMMILL
Ginevra 31/01/2013


Dedicato alla Morte, o forse, meglio... all'uscita di scena...

Non era stata annunciata, potevamo aspettarcelo, ma il concerto nel Temple di Chene Bougeries, un comune vicinissimo a Ginevra ha avuto come protagonista la Morte. Un funerale celebrato in musica, solo pianoforte, con i monumenti musicali di quella Storia Che amiamo. Peter ha officiato da sacerdote tutt'altro che distaccato, impegnato ad asciugare lacrime che gli solcavano abbondantemente le rughe. Un tributo fatto con un cuore che batte ancora, composto con brani privi di sorprese, ma eseguiti in modo sorprendente, a tratti più gentile a tratti nervoso e secco, come il carattere di Nic era per natura.

All inizio la classica Siren Song e subito dopo la altrettanto classica Easy to slip away, ma eseguita con disperazione irreversibile. Just good friends con la celebrazione arruffata del distacco dei sentimenti, poi Curtains con le prime lacrime a diventare incontenibili. The Mercy eseguita per la prima volta con un piano palpitante, per esplodere con la drammaticità dell'annuncio inevitabile del distacco, della fine: non resta altro che la pietà cui affidarsi, un sentimento che non è commiserazione ma "pietas" espressione dell'uomo Buono alla Latina. Friday afternoon a seguire con la morte esplicitata che tronca le piccole cose alle quali non si fa caso, delle quali ti accorgi dopo averle perdute. L'esecuzione minimale e sussurrata è stata il trampolino per Bravest face, una delle sincere espressioni di Nic. Senza spazi, senza pause, senza applausi senza respiro è iniziato il tempo per bruciare: una Time to burn che rinnova la perdita di una persona importante trasfigurata nella espressione dell'amore impossibile. A better time, eseguita in tono quasi dimesso, trasformata da inno a riflessione su come sopravvivere. That was not what I said: senza cipiglio ad interpretare la consapevolezza della incomprensione che solo la morte riesce ad annullare. Ciò che non è stato fatto e pertanto resta da fare: Undone, oltre la stanchezza ed il desiderio di riposo. A run of luck, con lirismo commosso a riconoscere la fortuna di certi incontri nella vita. La tensione si fa tempo che passa in Traintime, senza sbavature. Conclude una inconsueta esecuzione di Stranger still, sussurrata ed accarezzata sui legni del piano, dopo chissà, quante centinaia di interpretazioni aggressive, con Nic al basso

Il bis di Refugees è una vera pagina di Storia: Peter si sforza di sedersi di nuovo al pianoforte. Si tiene la testa nelle mani prima di iniziare, si asciuga le lacrime ed attacca deciso: niente elegie, un tempo appena accelerato, quasi nervoso ed insofferente del passaggio della giovinezza. Arrivederci, non è tempo per i convenevoli...

Alessandro ed Emilio




Foto : Emilio Maestri